Notizie

Smart working e telefonia aziendale

Le nuove regole sullo smart working cambiano anche i contratti di telefonia: ecco cosa verificare

Dal 7 aprile 2026 è in vigore la prima Legge annuale sulle PMI, che introduce nuove regole sul lavoro agile. Molte imprese stanno ancora leggendo le implicazioni sul fronte della sicurezza e degli obblighi del datore di lavoro. Poche si sono già chieste l’impatto su un altro fronte, più silenzioso ma altrettanto concreto: la connettività aziendale.

Cosa cambia con la nuova legge

La legge 34/2026 chiarisce che quando un dipendente lavora in modalità agile fuori dai locali aziendali, gli obblighi di sicurezza si considerano assolti con la consegna di un’informativa scritta. Questo estende formalmente e in modo stabile lo smart working anche nelle PMI più piccole, che fino ad oggi lo gestivano in modo informale.

Più dipendenti che lavorano da casa o in mobilità significa più traffico dati, più chiamate fuori sede, più necessità di connessioni stabili e sicure. Significa anche rivedere se il piano telefonico aziendale attuale è dimensionato per questa realtà.

Il problema dei contratti rimasti fermi

Molte PMI hanno ancora contratti di telefonia business stipulati 3-4 anni fa, quando lo smart working era un’eccezione. Quei contratti erano pensati per persone in ufficio, con connessioni fisse e traffico voce limitato.

Oggi quella struttura è spesso inadeguata: si pagano opzioni che non servono, mancano giga per la navigazione in mobilità, e i costi accessori fuori soglia si accumulano senza che nessuno li monitori sistematicamente.

Cosa verificare adesso

Ci sono tre domande concrete da farsi guardando il contratto attuale.

La prima: il piano dati copre il traffico reale dei dipendenti in smart working, o si generano costi extra ogni mese? La seconda: esiste una VPN o un sistema di connessione sicura incluso nel contratto, oppure i dati aziendali viaggiano su reti non protette? La terza: il costo mensile totale è ancora competitivo rispetto alle offerte bundle disponibili oggi, che spesso includono voce, dati e connessione fissa in un unico canone più conveniente?

L’opportunità fiscale da non perdere

Rivedere il contratto adesso ha anche un vantaggio fiscale. Come chiarito dalla recente Risposta n. 71/2026 dell’Agenzia delle Entrate, i costi di telefonia direttamente collegati all’attività lavorativa possono essere dedotti integralmente, superando il limite ordinario dell’80%.

Chi riorganizza i contratti in modo documentato — distinguendo le utenze operative da quelle generiche — può costruire una base solida per massimizzare la deducibilità fiscale già dalla dichiarazione di quest’anno.

Una revisione che si ripaga da sola

Ottimizzare il contratto telefonico aziendale non è mai stato un’urgenza per molte PMI. Le nuove regole sul lavoro agile rendono questa verifica non solo utile, ma necessaria. E fatta bene, si ripaga in pochi mesi.