Gas naturale: perché quello che sta succedendo in Medio Oriente riguarda direttamente la tua bolletta
C’è un punto sul mappamondo che in questo momento condiziona i prezzi del gas in tutta Europa. Si chiama Stretto di Hormuz. E quello che sta succedendo lì, nelle ultime ore, è la notizia più importante per chiunque abbia un contratto energetico — e non se ne stia ancora accorgendo.
Cos’è successo
Dopo l’attacco militare congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran, la tensione nel Golfo Persico è esplosa. La risposta iraniana ha reso di fatto impraticabile il transito nello Stretto di Hormuz per le navi mercantili. Le compagnie di navigazione hanno smesso di far passare le proprie imbarcazioni.
Il colpo più diretto al mercato del gas però è arrivato dal Qatar. QatarEnergy — la compagnia statale che gestisce il più grande impianto GNL del mondo, a Ras Laffan — ha dichiarato di aver interrotto la produzione di gas naturale liquefatto dopo gli attacchi militari ai propri impianti. Non si sa per quanto tempo durerà la sospensione.
Perché il Qatar è così importante per il gas europeo
Il Qatar non è un fornitore marginale. È uno dei primissimi esportatori mondiali di GNL, e circa un quinto dell’export globale di gas liquefatto passa per lo Stretto di Hormuz.
Per l’Italia il discorso è ancora più diretto. Il Qatar rappresenta il 45% delle importazioni italiane di GNL via mare. Non è un dettaglio: è quasi la metà del gas liquefatto che arriva nel nostro Paese via nave.
La reazione dei mercati
I numeri parlano da soli. Il TTF — il principale indice di riferimento europeo per il prezzo del gas — ha registrato un balzo del 49%, portandosi a 47,75 euro per MWh dopo lo stop alla produzione in Qatar.
Non accadeva nulla di simile dal 2022, dall’invasione russa dell’Ucraina.
Cosa può succedere se la crisi si prolunga
Secondo Goldman Sachs, un blocco prolungato di un mese dello Stretto di Hormuz potrebbe far aumentare i prezzi europei del gas del 130%, fino a 25 dollari per milione di unità termiche britanniche.
Le stime sulle bollette sono altrettanto preoccupanti. Uno shock prolungato potrebbe provocare un aumento delle bollette fino al 30% per l’elettricità e al 37% per il gas.
Nel medio termine, tutto dipende dall’evoluzione del conflitto: se lo Stretto di Hormuz resterà aperto e la minaccia alle metaniere si attenuerà, i prezzi potrebbero ritracciare dai picchi, pur mantenendosi più alti rispetto ai mesi scorsi. Se invece la crisi dovesse cronicizzarsi, la corsa al GNL diventerebbe di nuovo una gara al rialzo tra Europa e Asia.
Va inoltre considerato che, rispetto al 2022, lo spazio fiscale dei governi europei è molto più stretto: non è affatto certo che una nuova ondata di sussidi possa essere replicata con le stesse dimensioni. In altre parole: questa volta l’ammortizzatore pubblico potrebbe non esserci.
Cosa fare adesso
Il mercato del gas ha dimostrato, ancora una volta, di poter cambiare in poche ore. Quello che sembrava un prezzo stabile la settimana scorsa oggi è irriconoscibile.
Chi ha un contratto a prezzo variabile indicizzato al mercato assorbe questi rialzi in tempo reale, senza protezione. Chi invece ha lavorato sulla propria struttura contrattuale ha strumenti per attutire gli shock.
Il momento giusto per agire non è quando i prezzi sono già saliti: è adesso, prima che la crisi si consolidi e le condizioni di mercato peggiorino ulteriormente.
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